Ferrari e Mclaren con Red Bull, grazie a quell’anomalia ‘unica’ dell’Australia

Piergiuseppe Donadoni
26 Mar, 2024

Il fine settimana di Melbourne ci ha regalato molte sorprese dal punto di vista prestazionale ed anche in termini di classifiche mondiali, dove c’è stata una forte compressione nelle posizioni di testa. Verstappen conduce ancora il Piloti, ma Leclerc è distante solo 4 punti, Perez 5 e Carlos Sainz 11, avendo dovuto saltare forzatamente il GP dell’Arabia Saudita. Per il Costruttori, forse il mondiale che potrebbe risultare più interessante nel lungo termine, la Red Bull è in testa con 97 punti ma, grazie alla doppietta in Australia, la Ferrari si è avvicinata a -4, con la Mclaren che ha allungato a +29 sulla Mercedes.

In Australia, il segreto era trovare un ottimo equilibrio tra i due assi

Quello dell’Australia è un fine settimana da considerarsi molto particolare per le caratteristiche tecniche complessive del circuito dell’Albert Park, che inducono un forte graining difficilmente presente su gran parte delle altre piste del mondiale in condizioni normali. “Per andar forte a Melbourne devi trovare un ottimo equilibrio sul come usare gli pneumatici e sul come bilanciare i due assi, piuttosto che lavorare in una sola direzione” – ha fatto sapere Andrea Stella – “Non appena favorisci un asse, vai a lottare molto sull’altro, quindi era molto difficile trovare la soluzione ottimale e completa per limitare il degrado delle gomme.”

McLaren Ferrari

Nelle terze libere il team di Woking aveva provato con Norris un’ala più carica, tuttavia, quella soluzione non aiutava la MCL38. “Aggiungendo carico, vuol dire che il tempo che perdi nei rettilinei devi recuperarlo in curva, quindi devi stressare di più le gomme.” – ha detto a fine gara l’ingegnere italiano – “Penso che fosse quindi più importante lavorare sulle caratteristiche di bilanciamento della vettura, piuttosto che qualsiasi altra cosa che riguardava le specifiche della vettura.” Il graining ha colpito sia l’anteriore che il posteriore, non è un caso che la MCL38 di Piastri a fine gara aveva finito sia l’anteriore sinistra che la posteriore, in ugual misura. “Se avessi dovuto scegliere, avrei sicuramente sbilanciato il setup in vista della gara, perchè in Australia se riesci ad avere un buon ritmo gara, supererai chiunque, anche se si è qualificato prima di te, perché se riesci a mantenere le gomme in una buona finestra, ottieni moltea più prestazione”, ha affermato Andrea Stella, indicando comunque come, con un buon equilibrio tra i due assi, una vettura poteva andar bene sia il sabato che la domenica. Favorendone uno o l’altro, avresti invece potuto andare incontro a problemi o in qualifica o in gara.

Ferrari e Mclaren super, Red Bull, Mercedes e Aston Martin in sofferenza

La Ferrari e la Mclaren sono riuscite ad essere molto competitive sia il sabato che la domenica. Una menzione particolare al team con sede a Woking che ha mantenuto all’incirca il distacco preso a Jeddah dalla Ferrari, su una pista comunque favorevole alla SF-24. Questo infonde fiducia per il prossimo Gran Premio. A Melbourne eravamo molto vicini e questo è incoraggiante per il Giappone, una pista che ha un rapporto più elevato tra curve di velocità medio-alta rispetto a quelle di bassa velocità” dove la MCL38 ha palesato importanti problemi nei confronti della RB20 e della SF-24. In Australia, a mancare è stata soprattutto la Red Bull, che ha perso quei 3 decimi di vantaggio visti mediamente nei primi due appuntamenti.

LA RB20, similmente alle due progenitrici, è una vettura molto brava a tenere sotto controllo il surriscaldamento ma un po meno brava quando c’è da riuscire a tenere calda la superficie del battistrada, in circuiti dove l’accensione delle gomme è problematica. “In Australia non era cosi necessario avere un’introduzione delicata alle gomme. Quello si verifica più in situazioni in cui le gomme si surriscaldano.” – ha affermato Andrea Stella – “Sicuramente, alcuni piloti hanno avuto un’introduzione un po’ gentile ma anche perché il riscaldamento è difficile. Se pensate che, anche con una gomma morbida, alcuni piloti hanno avuto bisogno di un giro in più di riscaldamento, quando abbiamo utilizzato una gomma dura, è normale che ci volevano un paio di giri per avere la migliore aderenza. Non penso quindi che sia stata necessariamente e solo un’introduzione deliberata e gentile delle gomme per migliorare il graining ma più una questione di riscaldamento.” ha concluso l’ingegnere italiano

Riuscire ad essere bravissimi a gestire sia l’overheating che il graining è un qualcosa di ingegneristicamente molto complicato secondo Stella. “In Bahrain, la Red Bull è stata l’unica vettura che ha utilizzato comodamente le gomme morbide. Ma in Bahrain non c’è il graining.” ha fatto sapere l’ingegnere italiano – “In Australia era una sfida completamente diversa  e dal punto di vista ingegneristico posso dirvi che non è affatto semplice e chiaro su cosa c’è da fare sulla macchina per andare bene sia in Bahrain che in Australia”. La Red Bull, quindi, non ha goduto di alcun vantaggio dal punto di vista della gestione degli pneumatici, un qualcosa che ha portato la RB19 ma anche la RB20 a dominare.

Una gestione del graining che ha aperto, inaspettatamente secondo il TP della Mclaren, il gap nei confronti di Mercedes e Aston Martin. “Se penso al nostro ritmo, quello della Ferrari, e quello di Verstappen, che credo avrebbe potuto essere lì con noi, il gap che c’è poi con Aston, Mercedes e tutti gli altri, mi ha sorpreso. ha affermato Stella, che è convinto di come in gara il ritmo sia stato fortemente dominato dalle gomme – “Sicuramente non c’è quella differenza in macchina tra una McLaren e una Mercedes. Riguarda più la gestione delle gomme, perché dopo dieci giri, se dimezzi il tuo degrado rispetto a qualcun altro, la tua macchina potrebbe essere apparentemente tre, quattro decimi più veloce, solo perché hai molto meno degrado”. Se Red Bull può aver perso 3 decimi di secondo al giro nei confronti di Ferrari e Mclaren, Mercedes e Aston Martin hanno perso addirittura mezzo secondo in Australia, girando, in media, ad un 1 secondo al giro, un’enormità rispetto ai 4-5 decimi di Jeddah .che c’erano tra la SF-24 e le W15 e AMR24. “Tutto questo penso che abbia a che fare con l’anomalia di un comportamento degli pneumatici davvero unico qui in Australia.” ha concluso l’ingegnere italiano, che si aspetta un ritorno alla normalità sin dal Giappone.