Il “tonfo” Leclerc

admin
13 Dic, 2021

Il “tonfo” Leclerc

Le luci sul podio di Abu Dhabi non s’erano ancora spente quando la polemica – quella fatta di rivalse, di “te l’avevo detto”, di tragedie volute, costruite e poi dichiarate preannunciate – è diventata titolo. Quello di quest’articolo, che purtroppo (per voi, che ci avete cliccato senza pensarci due volte) si impegnerà a smentirlo.

Mentre Mercedes e Red Bull muovevano guerra a Michael Masi – una storia che, tra l’altro, non si è ancora conclusa – sulle pagine dei social media si leggevano già giudizi sedimentari sulla coppia di alfieri della Rossa. “Sainz è meglio di Leclerc”, “Leclerc non è più il numero 1”, “Finalmente la prova che Leclerc non è mai valso le aspettative” – etcetera etcetera. 

Tralasciando l’opinione – sacrosanta – la prima impressione che si ha di questa conversazione, dopo la stagione appena chiusa, è che non molti abbiano prestato attenzione alla performance del monegasco. Lo aveva detto anche lui, a Monza: “ogni volta che faccio una buona gara purtroppo non sono mai in TV”. Lo ha ripetuto in Turchia, poi al Gran Premio degli Stati Uniti, ed infine a Jeddah dove la sua gara è stata rovinata ancora una volta (come ad Imola) da una bandiera rossa.

Lo dice anche Mattia Binotto, prima ancora che ai microfoni, direttamente in radio con Charles: “hai avuto una stagione molto sfortunata”. Leclerc ci aveva fatto ironia un po’ di tempo fa: “forse dovrei andare a Lourdes”.

Oltre che sfortunata (torneremo su questo punto), la buona stagione di Leclerc è passata completamente in secondo piano. Del resto, con una lotta al titolo così serrata, non molti hanno prestato attenzione ai movimenti nella zona mista – men che meno quando una buona gara da “best of the rest” non si conclude sul podio.

Charles Leclerc è infatti il pilota con più gare terminate da leader della zona mista, spesso con distacchi superiori ai venti secondi sul resto del gruppo. Dieci i piazzamenti nella Top 5 questa stagione, 6 le P4 a suo nome – ma solo un podio, tra il caso e la sfortuna. 

Da ricordare in particolare – giusto per rinfrescare la memoria: Imola, in cui prima della bandiera rossa Leclerc correva in seconda posizione con 27 secondi di distacco da Norris, terzo. Barcellona, in cui Leclerc ha tenuto testa a Bottas per l’intero primo stint di gara in terza posizione, ed ha poi concluso fuori dal podio in quarta piazza con 10 secondi di distacco su Pérez. Silverstone, a sua detta “la migliore gara dell’anno”, in cui il monegasco è andato vicino – vicinissimo – alla vittoria, concludendo secondo dietro Lewis Hamilton con 11 secondi di distacco su Bottas. Monza, una gara preannunciata da rovina, in cui Leclerc ha concluso in quarta posizione dopo aver tenuto il passo di vetture più veloci, con un bel contrattacco – un secco “NO” – su Valtteri Bottas. Istanbul, in cui Ferrari ha creduto nel suo talento al punto da barattare un podio sicuro per una chance di vittoria. Austin, in cui Leclerc – di nuovo – ha gareggiato in un limbo tra la Top 2 ed il resto della zona mista, chiudendo 24 secondi davanti a Daniel Ricciardo. Interlagos, con una rimonta tutta di reni dopo una Qualifica ed una Sprint deludenti.  

Leclerc cade – va contro il muro, tocca le barriere a Monaco, fa la pole e poi non parte – e si rialza ogni volta, trovando nuova ispirazione. Al Gran Premio di Styria, un contatto al primo giro con Pierre Gasly lo spedisce in fondo alla griglia – e lui sorpassa di nuovo tutti dando spettacolo in una gara altrimenti noiosa (e infatti conquista il premio di “pilota di giornata”). La settimana dopo, sulla stessa pista, Pérez lo butta fuori due volte, e Leclerc accetta senza lamentele di scambiare la posizione con il compagno di squadra su gomme nuove per andare “a prendere” Ricciardo. Mission accomplished, e grande lavoro di squadra per la Scuderia. 

E di fare squadra si è trattato in una stagione in cui il confronto in classifica tra i piloti vale poco, e l’obiettivo comune era quello di conquistare la terza posizione nel Mondiale Costruttori. “Il confronto sarà un beneficio per entrambi,” commenta Binotto, “e mi aspetto che Charles sia ancora più agguerrito l’anno prossimo. So come lavora, analizzerà tutti i dati, tornerà su ogni gara e imparerà ciò che c’è da imparare. Lo ha già fatto questa stagione – ho visto dove e come è migliorato. Continuerà a farlo.”


Charles Leclerc sul podio a Silverstone – l’unico di stagione; ricorda immagini del passato nel modo in cui condivide la bottiglia con i suoi meccanici

La fortuna è cieca, ma la sfortuna ci vede bene


Gli zero di Leclerc
– quattro questa stagione – pesano sulla classifica a livello di punti, sebbene nel confronto diretto Charles emerga ancora una volta come il Re della Zona Mista – ma anche come il pilota con meno podi a suo nome (uno solo!), che fa sorridere.

Un podio perso per una bandiera rossa ad Imola, un altro per un azzardo in Turchia (perché Ferrari ha azzardato quella strategia, vi chiederete – ebbene, la risposta è che hanno azzardato proprio perché si trattava di Leclerc, l’asso nella manica), una potenziale vittoria a Silverstone – ma soprattutto a Monaco.

Non sarà facile per lui, questo inverno, dimenticarsi di quella gara – mai iniziata – a casa sua: un risultato che sarebbe valso, secondo i piani, 25 punti e la prima vittoria in Rosso da Singapore 2019. Colpa sua per l’incontro ravvicinato con le barriere, certo – sebbene mai nell’era moderna della Formula 1 un incidente in Qualifica fosse costato un DNS. In Ungheria, una “partita a bowling” ed il Lanc-iatore Stroll lo privano dell’opportunità di gareggiare fin dal primo giro. Sainz, che partiva in quindicesima piazza dopo un capitombolo in Qualifica, è arrivato a podio in una gara in cui è successo di tutto (dall’eliminazione di buona parte della Top 10, alla vittoria di Ocon, alla squalifica di Vettel).

In Russia, dopo la penalità di 20 posizioni in griglia per la sostituzione del motore ed una partenza in cui Leclerc ha superato 7 vetture in due curve, il monegasco arriva al compagno di squadra poco prima che iniziasse a piovere. Non c’è gap per fermarli entrambi per un set di Intermedie nello stesso giro, e quindi Ferrari lascia fuori il pilota dietro nell’ordine di gara; nel mezzo giro successivo, il diluvio e la disfatta – e Leclerc scivola fuori dalla zona punti dopo un’eccezionale gara di rimonta mentre il suo compagno di squadra sale nuovamente sul podio.

In Qatar, una crepa nello chassis gli impedisce di entrare nel Q3 in Qualifica – e di nuovo Leclerc fa una gara di rimonta ma anche di gestione, terminando appena dietro al suo compagno di squadra. A Jeddah, dopo il botto in FP2, Leclerc ci regala un altro dei suoi giri in Qualifica: parte in quarta posizione, allunga su Pérez, e poi la Safety Car: Ferrari lo chiama ai pit per una sosta strategica, e poi una bandiera rossa (in ritardo) cementa le posizioni che nel frattempo sono variate in pista. Nuovamente, il risultato di gara non rifletterà il potenziale – né le aspettative – del pilota.

Il Gran Premio di Abu Dhabi non è stato di certo la sua gara migliore – lo ha detto anche Leclerc, come al solito molto onesto nella valutazione della sua performance. Non ci sono dubbi sul fatto che però il risultato sia stato pesantemente influenzato dalla scelta di fermarsi durante la Virtual Safety Car – una strategia che, prevedibilmente, si è rivelata fallimentare, e che è costata al monegasco non solo la quinta, ma anche la sesta posizione nel Campionato Piloti.

Non ci pensa Leclerc, nelle interviste fa spallucce e dice “è solo una P5, è andata com’è andata – preferisco che queste cose succedano ora piuttosto che quando combatterò per risultati veri”. Rincara la dose Mattia Binotto, che nuovamente davanti ai microfoni smentisce le voci di una possibile rivalità interna e commenta: “Charles ha avuto una stagione molto sfortunata, i risultati non riflettono la sua performance”.

C’è chi se l’è presa col Team Principal della Rossa, Difensore Estremo del “Predestinato” (nomignolo odioso, prematuro) – ma va da sé che queste siano considerazioni che si commentano da sole: le antipatie, del resto, non sono nulla di nuovo nella sfera del giornalismo sportivo.

Spesso però portano ad ignorare i dettagli – quelli che davvero fanno la differenza; se il vento a Maranello soffia nella direzione di Leclerc, un motivo ci sarà pure.

Quel motivo ha appena vinto il mondiale.


Nemici di infanzia: Leclerc e Verstappen hanno un trascorso sulle piste di kart. Max ha definito Charles “il suo più gran rivale” fin dal suo debutto in Formula 1.

Red Bull ha dato le ali a Max, Ferrari coltiva il talento di Charles

Max Verstappen ha appena conquistato un titolo mondiale. Prima di questa stagione, c’erano dubbi anche sul talento olandese: troppo giovane, troppo impulsivo, non pronto a vincere contro un maestro del calibro di Lewis Hamilton.

Tra le antipatie – attribuibili soprattutto ai pundits britannici – alla fine però prevale Max. Ci ha messo un po’ di tempo (sette anni in Formula 1), e resta un pilota dall’atteggiamento decisamente aggressivo; ma alla fine la sua foga paga. I suoi alti sono molto alti, e fanno dimenticare presto i “tonfi” stagionali.

Al pari di quanto successo a Max – reclutato da Helmut Marko quando aveva solo 15 anni – Ferrari vide qualcosa nel giovane Charles (che era già stato puntato dallo stesso Marko, come dichiarato da lui in seguito). Leclerc firma con la Ferrari Academy nello stesso anno in cui Max entra a far parte della squadra di talenti della Red Bull. Mentre l’olandese sarà spinto direttamente in Formula 1, si decide un percorso diverso per Charles: passerà dalle categorie junior e arriverà “al tavolo dei grandi” quando sarà pronto.

Ferrari segue attentamente il percorso di crescita di Leclerc. Il giovane pilota vince il titolo in Formula 3 e Formula 2 da debuttante, sbaragliando completamente i suoi rivali. Nel 2017 la Scuderia lo vuole nella SF70H per un assaggio di Formula 1 in un test in Ungheria. Durante la sessione, Leclerc batte il record della McLaren di Vandoorne su una mescola di due gradi più dura – e si porta a solo un secondo e mezzo dalla Pole registrata da Sebastian Vettel quel weekend. Il giro che Leclerc segna in quella sessione gli sarebbe valsa la nona posizione in Qualifica al Gran Premio d’Ungheria del 2017.

Dal principio è immediatamente chiara una cosa: il ragazzo è veloce, sa vincere – ed è pronto. Marchionne scalpita, lo vuole nella sua Scuderia. Binotto, allora Direttore Tecnico, approva in pieno la decisione.

Nel suo debutto in Formula 1, avvenuto nel 2018 nella Sauber-Alfa Romeo, il rookie Leclerc annienta Ericsson e trascina più volte a punti una vettura non certo da Top 10. Già a metà stagione si parla di un sedile nella Rossa per lui – ma sembra strano che Ferrari, un team stoico, storico, sedimentato su una certa filosofia, faccia all’improvviso affidamento su un giovanetto come se fosse una Red Bull qualsiasi.

Ma è proprio a Max Verstappen che è rivolta l’attenzione di Ferrari; uno scapestrato combina-guai che ha degli alti talmente alti da farti dimenticare del resto. E così la Scuderia si affida a Leclerc, e gli dà un contratto già per il 2019.

Nella sua prima stagione con la Rossa, Charles quasi vince la sua seconda gara (avrebbe vinto in Bahrain se non fosse stato per quel problema al motore), poi vince a Spa e a Monza, batte il quattro volte Campione del Mondo Sebastian Vettel, lo “scomodo” Numero Uno che si ritrova come compagno di squadra, nella Classifica Piloti.

L’anno dopo, a cavallo di una disastrosa stagione 2020, Leclerc prende le redini del team. Convince Ferrari che è arrivato il momento per cambiare direzione: non con le parole, ma guidando come una belva in pista. Al suo fianco, non più un campione – bensì Carlos Sainz, un pilota con sette anni di esperienza sulle spalle. Una roccia, scoglio sicuro – ma Leclerc resta l’onda che travolge tutto.


Leclerc, l’enfant prodige, vince a Monza nel suo primo anno con la Scuderia – “a casa nostra”, dove Ferrari non vinceva dal 2010

Leclerc e Sainz non sono lo stesso pilota


La costanza paga. Quella di Sainz ha pagato con un piazzamento dietro i “top 4” nella Classifica Piloti. Lavoro stellare del pilota spagnolo al suo primo anno con la Scuderia – ma che rischia di diventare un insulto gratuito (quanto fuori luogo) al compagno di squadra a cui di certo non è mancata la costanza questa stagione.

I positivi, per Leclerc, in questa Stagione 2021 “buia”, “dimenticata”, prevalgono certamente sui negativi. I suoi alti restano molto alti e fuori dalla portata del suo “costante” compagno di squadra.

Eppure la narrativa parla di tonfi, di delusioni, di aspettative mai ben specificate – perché se è vero che Carlos Sainz si è piazzato davanti al “padrone di casa” (tra i due 5,5 punti di distacco), è altrettanto vero che lo spagnolo abbia perso entrambi i confronti diretti (14-8 in Qualifica, 14-6 in Gara), che rende la valutazione della rispettiva performance meno ovvia di quanto possa sembrare da una prima occhiata alla Classifica.

Al di là delle polemiche fini a se stesse, la certezza nel finale di stagione è che Ferrari abbia due piloti che fanno della Scuderia uno dei team più temibili per il futuro; da una parte il piè veloce di Charles Leclerc, dall’altra l’affidabilità e la costanza di Carlos Sainz. Due talenti quasi complementari per dinamiche, pronti a fare fronte unito se la Rossa dovesse trovarsi nuovamente in lotta.

C’è sempre un “ma” in questo confronto – ce n’è più di uno, a dire il vero, e tutti i “ma” vengono al pettine nel momento in cui Ferrari ribadisce che Leclerc è il pilota che vincerà titoli nel futuro. Non per fare sgarbo a Sainz – bensì perché Sainz ha poco da imparare da Leclerc – quel che fa lui non si può insegnare; al contrario, Leclerc ha tutto da imparare dall’esperienza di Sainz.

E allora che Leclerc sia, a costo dei tonfi, a costo delle polemiche sterili di chi guarda solo ai risultati, a costo delle antipatie da tifoseria. Perché quando Leclerc “fa il Leclerc” – cosa che succede piuttosto di frequente – dimostra che gareggia su un livello competitivo diverso. In Ferrari, del resto, i contratti che durano cinque anni non si regalano al primo che passa da Maranello.

Si consegnano al pilota – voto di fiducia, ripagato col sudore e con la fame del campione – che da quando aveva solo 15 anni non fa che registrare numeri da record.

 

 

 

Autore: Sara Esposito

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