Opinione: la RedBull non è la Ferrari ma Mercedes è sempre la stessa

Giuliano Duchessa
13 Mag, 2021

La RedBull non è la Ferrari ma Mercedes è sempre la stessa.

Nel 2017, fino alla famigerata trasferta asiatica, e nel 2018, fino a Monza, la Ferrari ha messo in grande difficoltà la Mercedes.

Era in partita contro un avversario che, se facciamo una retrospettiva onesta, potremmo definire proibitivo.

Uomini chiave di Maranello, alcuni andati via e altri rimasti, avevano potuto sfidare i regolamenti nel senso più positivo grazie anche ad una copertura ‘politica’ che manteca le forze in equilibrio.

Ogni volta si torna a menzionare la scomparsa di Marchionne, ma è stato questo il grande cortocircuito della Ferrari degli ultimi 10 anni. Nel momento in cui credibilità e autorevolezza erano lì, è crollato tutto.

Al netto di questo triste evento che ha condizionato la F1, inteso come duello politico e sportivo – che vanno sempre di pari passo – Mercedes non ha mai barcollato davvero.

Cosa poteva portare la Ferrari di Vettel a vincere contro Hamilton? La perfezione con una importante copertura politica che avrebbe controbilanciato alcune eventuali ‘pressioni’.

Dopo un 2019 a senso unico e un 2020 ancor più scontato, in questa stagione sembra esserci di nuovo una lotta dura, che si giocherà sulla continuità di prestazioni e sviluppo; su chi potrà anche permettersi di giocarsi una ‘fiche’ in più, pensando meno al 2022.

Ma il tema è anche la pressione psicologica.

Vettel mise in difficoltà Hamilton quando aveva possibilità di qualificarsi davanti o accanto, cosa che senza dubbio può fare, anzi, sta facendo bene Verstappen. In questa fase RedBull deve necessariamente impedire che Mercedes – con Lewis – apra un gap in Qualifica. Questo significherebbe di conseguenza un Bottas con più possibilità di essere vicino a infastidire Max, mentre dovrebbe essere il contrario ma Perez è ancora in ritardo. C’è da capire quando il messicano arriverà davvero vicino con continuità.

Il team di Mateschitz sa sviluppare molto bene le monoposto, lo ha mostrato anche quando è partita molto male.

In questo senso le qualità a Milton Keynes sono molto elevate, restando fermo però il nodo affidabilità. Oggi Honda ha raggiunto prestazioni simili alla PU rivale, almeno in qualifica, pur con qualche pensiero sulle vibrazioni che indirettamente possono interessare componenti periferici. Vedi gli scarichi sostituiti o le alcune parti elettriche di bordo. Qualcosa su cui sembra si possa porre rimedio.

Ferrari per esempio, naufrago anche per l’inaffidabilità della SF70H pur di giocarsi a un certo punto il tutto per tutto.

La pressione porta a lavorare in maniera differente.

Ferrari è oggetto da sempre di una pressione mediatica enorme, è il prezzo da pagare per ciò che rappresenta. In questo la differenza con gli altri team è davvero sostanziale. Ogni parola ha un peso diverso, così come ogni episodio in pista. Siamo qui a parlare di errori di piloti Ferrari di 25 anni fa, quelli di ieri con altri team non li ricorda nessuno se non i grandissimi appassionati.

Red Bull quindi può giocare in maniera un po’ più distesa, almeno fino a 4/5 gare dalla fine e, cosa da non sottovalutare, sa come si vince.

Sostanzialmente è un team molto simile a quello che vinse con Seb.

A Brackley lo sanno. Sembra abbiano cominciato a mandare messaggi, a parte i team radio di Toto alla Fia. Non che gliene importasse molto dei doppiati, quanto del segnale di grande presenza da lanciare.

Ma fa parte del gioco e Mercedes ha dalla sua un’arma molto semplice: saper valutare i propri limiti e riuscire a gestirli tecnicamente da grande team. Non è stata mai davvero costretta ad oltrepassarli nelle fasi cruciali, cioè dopo l’estate quando si decidono i mondiali.

Forse questo campionato potrebbe metterli di fronte alla prova più dura, magari alla vittoria più bella, perché RedBull non è la Ferrari di allora, ma Mercedes è sembrata sempre la stessa.

Diversamente, Verstappen potrebbe essere il primo a riuscire nell’impresa se manterrà la lucidità che a Maranello con Vettel, nei momenti che contavano, sono sembrate mancare.

Oggi non c’è ancora la Ferrari, ma può essere un grandissimo mondiale, le prime quarto gare ce lo hanno detto chiaramente.

Autore: Giuliano Duchessa