Sainz in pole, Ferrari sfiderà Red Bull ma occhio a Hamilton

Paolo D’Alessandro
23 Ott, 2022

La F1-75 si conferma una vettura ancora molto veloce, in grado di competere e battere la RB18 sul giro secco. La Ferrari conquista la prima fila di Austin, con Carlos Sainz che ottiene la sua seconda Pole Position conquistata in pista. Al secondo posto c’è appunto Charles Leclerc, che dovrà però pagare posizioni di penalità per via del cambio di Power Unit, permettendo a Max Verstappen di risalire una posizione. Quarto Perez che però scalerà anch’egli, come il monegasco, per scontare le sue penalità. Seconda fila tutta Mercedes che però non ha mai avuto concrete opportunità di Pole Position.

In top ten si posizionano anche uno straordinario Lance Stroll, capace di spremere la sua Aston Martin fino alla settima posizione, battendo Lando Norris, Fernando Alonso e Valtteri Bottas. Sfortunata l’Alfa Romeo che era tornata in Q3 con entrambi i piloti, ma il giro di Zhou è stato cancellato, trascinandolo in quattordicesima posizione e ripescando la McLaren di Norris.

Il Sabato di Austin è stato condizionato anche da due notizie esterne alla pista. La prima è l’assenza di Mattia Binotto dalla pista che, dopo essersi sentito poco bene, tornerà presto in Italia e come da programma salterà anche Messico. La seconda, ben più toccante, è la scomparsa del patron della Red Bull, Dietrich Mateschitz. Notizia giunta prima delle Qualifiche e che certamente, seppur non del tutto imprevista, ha scosso il paddock che si è stretto intorno alla famiglia RedBull ricordandolo come uomo visionario ed appassionato di Motorsport e non solo, a cui molti devono la loro presenza oggi in F1.

TD39/22 meno rigida, sviluppi e comprensione della macchina: Ferrari migliora, ora servono conferme in gara

Come abbiamo avuto modo di spiegare ampiamente su queste pagine, la Ferrari con l’introduzione della Direttiva Tecnica anti porpoising ha perso molto. Il lavorare su una zona grigia del regolamento in questo caso non ha tratto, nel lungo termine, il beneficio che di solito si ottiene. In corso di stagione la regola è stata modificata e questo ha portato a ‘rivoluzionare’ la F1-75 in termini di altezze da terra, assetti e sospensioni. A SPA i tecnici si sono ritrovati una vettura sconosciuta tra le mani, ma man mano che il tempo è passato, sono riusciti a comprendere sempre meglio i cambiamenti che la vettura aveva subito. Anche gli sviluppi hanno fatto la loro parte, con il fondo introdotto a Suzuka che è stato confermato – come evoluzione di quello visto in Francia – smentendo dunque le voci di un errato programma di aggiornamenti.

A parte SPA, la Ferrari è sempre stata in competizione per ottenere le Pole Position, ma la F1-75 sta faticando a tornare quella di una volta. La vettura era diventata scivolosa, in trazione perdeva terreno sui rivali e nelle curve lente il potenziale era svanito. Ad Austin abbiamo visto una macchina invece subito prestazionale, sin dalle FP1, come eravamo abituati a vedere fino alla sosta estiva. I programmi di simulazione sono tornati a funzionare correttamente, ritrovata la correlazione pista-Maranello. Il COTA è un circuito molto complicato dove serve un equilibrio preciso per essere competitivi. Carico aerodinamico importante nel primo e terzo settore, efficienza nel secondo. Una vettura che può tendere al sovrasterzo e un’ultima parte di pista dove invece si deve lottare con il sottosterzo. Ferrari è riuscita a trovare il suo equilibrio perfetto, contenendo il gap nel S2.

La differenza di velocità massima vista in qualifica tra Ferrari e Red Bull è stata solamente di 5/6 km/h, un distacco contenuto rispetto alle medie stagionali. Limitando le perdite nel settore centrale, la Ferrari è riuscita – con un giro perfetto di Sainz ed uno buono di Leclerc, con uno non perfetto di Max – a regolare i conti in qualifica. La F1-75 è migliorata progressivamente nel comportamento nello snake del primo settore, mantenendo poi un buon vantaggio nell’ultimo settore che è stato sin da subito il suo ‘terreno’ di caccia. Curve da media-alta velocità ad ampio raggio esaltando il tanto carico di cui dispone la Rossa.

Carlos Sainz si è dimostrato subito in palla sin dal venerdì e ieri ha confermato queste sensazioni conquistando, in pista, la pole position. Max Verstappen e Charles Leclerc hanno avuto un approccio troppo ‘conservativo’ sull’anteriore, che non è andato incontro alle esigenze della pista. Con il gommarsi dell’asfalto infatti, la scelta di aver puntato troppo l’anteriore ha poi penalizzato l’olandese e il monegasco che hanno così pagato dazio poi rispetto allo spagnolo che, a sua volta, è stato molto bravo nella gestione degli pneumatici nell’arco del giro, rimanendo “conservativo” nel S1, iniziando poi a spingere più deciso da curva 8 in poi, facendo la differenza in trazione fino alla conclusione del giro, conquistando così la prima posizione.

I tecnici si augurano di vedere temperature alte, simili alla qualifica. Il degrado sarà un fattore per tutti e su questo la Ferrari aspetta la gara per vedere se le scelte di setup avranno pagato.

La ritrovata comprensione della F1-75 finora ha dato segnali incoraggianti con un’altra prima fila – sebbene virtuale – tuttavia ora dovrà dimostrarlo il long run perché le 12 pole di questa Ferrari consigliano cautela.

Red Bull: pole solo sfiorata. Mercedes ancora troppo sensibile, può uscire alla distanza in gara

Le armi ‘segrete’ della RB18 rimangono le stesse. L’incredibile velocità sui rettilinei, specialmente con DRS aperto, e il due volte campione del mondo in carica, Max Verstappen. Sergio Perez è stato più vicino delle ultime uscite, segno che il fondo aggiornato lo ha aiutato a ridurre l’enorme divario che si è visto fino a qualche gara fa. Il settore centrale era il posto dove si aspettavano di fare la differenza, ma lì la Ferrari è riuscita soprattutto in trazione a contenere bene i danni, questo ha ridotto dunque il loro vantaggio. Max Verstappen aveva comunque l’opportunità di fare la pole, ma un bilancio non ottimale ha impedito all’olandese di mettere insieme i tre settori. Il problema ad Austin è gestirla nell’arco del giro, pagando però dazio all’inizio o alla fine del giro, perdendo così terreno dalla F1-75.

In questo senso si può leggere la prova di comparazione fatta al Venerdì tra i due piloti titolari. Le simulazioni infatti non hanno dato una risposta certa agli ingegneri di Adrian Newey sull’assetto migliore da usare e così hanno deciso di provare in pista le due versione: da medio/alto e alto carico aerodinamico. Ieri la scelta non ha pagato, ma sappiamo che la RB18 viene fuori sulla lunga distanza, dove Carlos Sainz dovrà faticare molto per contenere la Red Bull numero 1.

La Mercedes ha fatto sicuramente un passo avanti con il nuovo pacchetto di aggiornamenti, ma la lunaticità della W13 rimane e tra questi vi è quella di essere una vettura ancora molto instabile, sensibile e imprevedibile. Abbiamo visto Russell modificare la strategia di warm up durante le Qualifiche, ma a poco è servito fare due giri di preparazione. Lui ha sofferto inoltre più del compagno un posteriore poco stabile, soprattutto in trazione e nei rapidi cambi di direzione. Lì la W13 è una delle vetture che soffre maggiormente, soprattutto a causa delle sconnessioni dell’asfalto.

Lewis Hamitlion e George Russell potrebbero però avere le loro chance in gara, grazie ad una gestione delle gomme in cui la W13 ha spesso trovato rifugio. Gli strateghi di Brackley infatti dovranno inventarsi un modo per competere con gli i due top team, anche e soprattutto per via delle difficoltà che hanno sul rettilineo. Se il passo lo consentirà, gli ingegneri pensano di potersi giocare alcune chance importanti allungando uno stint a sorpresa. Attaccare o difendersi per loro è un grosso problema, pagando 10km/h da RedBull e 5km/h da Ferrari. Il drag della W13 è ancora elevato, anche per via dell’ala posteriore da alto carico che, tra le altre cose, non è tra le migliori a livello di effetto DRS.

Rilancio Aston Martin, Alfa Romeo ritrova se stessa, McLaren e Alpine in lotta.

Un breve accenno anche a quelle che sono le lotte nei due gruppi di centro-bassa classifica. Se per il quarto posto la lotta tra il team di Enstone e quello di Woking rimane in assoluto equilibrio (Norris 8, Alonso 9, Ricciardo 17, Ocon 18), dietro di loro le carte sembrano mescolarsi un po’ di più dopo gli ultimi aggiornamenti portati in pista.

In casa Alpine sono in corso ora dei ragionamenti sulla possibilità di penalizzare Esteban Ocon e dargli un motore fresco, essendo già in fondo alla griglia. Così da affrontare con più serenità il resto della stagione. Il motore Renault ha sicuramente fatto un passo avanti importanti, ma oltre l’affidabilità non ancora a livello, c’è anche un degrado prestazione importante con il passare delle gare. Se non è una sorpresa vedere un tale divario tra Norris e Ricciardo, ha un po’ stupito invece vederlo tra i piloti Alpine. Fernando Alonso ha fatto la differenza nel secondo settore e nella gestione della gomma, mentre Ocon ha pagato dazio uscendo subito in Q1 e mettendosi in una posizione più complicata per la domenica.

Le sorprese di giornata sono però l’Aston Martin e l’Alfa Romeo. Il team di Silverstone oramai è una costante in gara, dove si posiziona sempre tra le vetture più veloci, grazie anche ad una gestione degli pneumatici invidiabile. Il grande risultato di Lance Stroll gli permette finalmente di partire tra i primi 10 e provare così a sfruttare il potenziale della AMR22 in gara per ottenere punti importanti. Risultato importante anche per Alfa Romeo che, con l’aggiornamento al fondo, sembra aver ritrovato un po’ la via perduta. Quello del Texas è un circuito completo e complicato, aver centrato la Q3 è sicuramente un boost di fiducia per il team e i suoi piloti. La missione è confermarsi in gara, e migliorare se possibile, così da difendere il sesto posto nel mondiale costruttori.

COTA: degrado elevato, strategia a più soste. Il caldo può essere un fattore.

Accennando a quello che potrebbe succedere in gara, il degrado visto in questi giorni è stato decisamente elevato. Uno dei problemi principali è sicuramente quello di tipo termico, dove la gomma perde prestazione e grip a causa del surriscaldamento soprattutto dell’asse posteriore. Perdere aderenza è un danno che si potrebbe pagare in trazione, nei tratti veloci o nelle curve prolungate dell’ultima parte di pista. La gara sarà quindi quasi certamente con più di 1 sosta, con la possibilità di arrivare anche a 3 soste in base agli pneumatici a disposizione, così da spingere senza preoccuparsi dell’usura.

La Hard potrà essere certamente una gomma molto utilizzata in gara e magari la preferita di chi, come Ferrari, ha patito un degrado gomma eccessivo anche su circuiti meno severi del COTA. Red Bull a quel punto potrebbe decidere di copiare o di seguire la propria strada, in base alla posizione in pista che si avrà in quel momento. Sarà da tenere d’occhio invece Mercedes. Come detto per loro la lotta ruota a ruota diventa complicata con il deficit di velocità sul dritto, quindi una strategia con stint più lunghi – e meno pitstop – potrebbe anche essere una carta vincente per loro. La W13 è una delle vetture che infatti mantiene più costante il proprio passo, patendo un basso degrado, risultando così competitiva sul finale degli stint.

Autori: Paolo D’Alessandro & Giuliano Duchessa
Telemetria: Andrea Vergani

Privacy Policy Cookie Policy