Vasseur e Sainz al Festival dello Sport: l’unicità della Ferrari

Ospiti al Festival dello Sport, Frederic Vasseur e Carlos Sainz hanno parlato delle loro emozioni di essere arrivati in Ferrari e della responsabilità che si prova a vestire di rosso. Si è parlato anche del rapporto tra loro e con Charles Leclerc, della stagione in corso e di quelli che sono gli obiettivi futuri della Scuderia di Maranello, con l'unità di intenti di tornare a vincere.

Questa mattina, ospiti via collegamento al Festival dello Sport con Federica Masolin, evento organizzato dalla Gazzetto dello Sport, Carlos Sainz e Frederic Vasseur hanno parlato del momento attuale della Ferrari, ma soprattutto dei privilegi e delle responsabilità per essere parte della Scuderia più vincente e storica della Formula 1. Il tema dell’evento riguarda la Grande Bellezza, e il Cavallino Rampante sicuramente rappresenta in ciò l’Italia nel mondo. Lo spagnolo e il francese hanno ricordato i primi momenti a Maranello, le sensazioni che si provano a vestire di Rosso, guardando anche alla gioie (una sola quest’anno) e agli obiettivi di questa stagione e soprattutto del futuro.

Primi giorni in Ferrari e le sensazioni di rappresentare un marchio storico per la Formula 1, ma non solo.

Quando si parla di Formula 1, sicuramente si pensa alla Ferrari. Ma non è solo questo. “Chiedete ad un bambino di disegnare una macchina, e lui la farà rossa” diceva Enzo Ferrari e questo perché il Cavallino non è solamente un brand associato alla F1, ma alle vetture in generali. E’ sinonimo di perfomance, ma anche di bellezzacome ha precisato il Team Principal, Frederci Vasseur. “Ferrari è un icona e questo a noi ci da la sensazione di rappresentare qualcosa di grande, è una motivazione in più”. Un pensiero condiviso anche dal suo pilota, Carlos Sainz, che sottolinea anche l’unicità dei tifosi noti e sparsi in tutto il mondo “Ovunque si vive questa sensazione di unicità. Ci sono tifosi in tutto il mondo e quando arriviamo ad Imola O Monza è ancora più bello. Li trovi in circuito, sotto l’Hotel, ovunque”.

Nessuno dei due dimenticherò poi le emozioni vissute il primo giorno passato nelle sedi del Cavallino, anche in veste “non ufficiale”. “Ero ancora pilota McLaren la prima volta, quindi dovevamo fare tutto di nascosto. Però la sensazione è di entrare in una città, dentro una cittàha detto lo spagnolo, descrivendo l’emozione di entrare prima a Maranello, poi nella Ges, poi nel reparto GT “gigante, e poi c’è Fiorano. L’emozione di quando sono arrivato lì la prima volta, che ho potuto vestire di rosso, scendere in pista, con i tifosi e tutti i meccanici. C’era mio padre emozionato che quasi piangeva a vedermi vestito e guidare una Ferrariha rivelato lo spagnolo, raccontando così i suoi due approcci con il mondo di Maranello. “Io c’ero stato un paio di volte, ma quando ci entri come parte della Ferrari senti molta più responsabilità che da altre parti. Il peso del passato, l’eredità di questo brand, sono pressioni che vivo in modo positivo perché sono speciali. I tifosi sono qui, ogni giorno, sotto casa e all’ingresso, e ci sono sempre. E’ un qualcosa che io in tanti anni che sono in F1 non avevo mai vissuto, è sicuramente speciale” Il manager francese ha parlato della responsabilità che i trofei e i successi del passato portano a vivere, facendoti chiedere “cosa posso fare io che non è stato ancora fatto?” ma bisogna rispettare il passato, pensando al futuro e trovando la chiave giusta per rinnovare e tornare a vincere.

Ferrari

Lo spagnolo ha ricordato l’aneddoto sulla firma del proprio contratto, avvenuta durante l’era Covid e dunque una sosta della Formula 1 forzata. Dormivo e mio padre mi ha svegliato dicendomi che era arrivato il contratto della Ferrari. Non capivo nulla quasi, ho realizzato solo dopo aver firmato.” Per Carlos essere contatto da Ferrari significa una certificazione del proprio lavoro ed un passo importante “che tutti vogliono fare. Tutti i miti sono stati in Formula 1, tranne il povero Ayrton che non ha avuto la possibilità. Ma Michael, Fernando, Villeneuve, tutti. E tutti vogliono essere un giorno almeno in Ferrari e chi dice di, sta dicendo una bugia”. Lo stesso concetto è stato espresso anche dal suo capo che ha parlato dell’iconicità di questo brand dove “arrivarci è un passo importante, ma l’obiettivo finale è quello di vincere”

Entrando sul personale, Carlos Sainz e Frederci Vasseur hanno parlato anche dei propri miti. E se per lo spagnolo è molto semplice collegarsi al padre che “a 60 anni continua a voler vincere. Potrebbe stare a casa a mangiare e giocare a golf, invece è a dieta, fa la sauna al mattino, va in bici e si allena per vincere un’altra Dakar. Questo è un idolo, poi come sapete seguivo Fernando sin da piccolino” dall’altra Vasseur è dovuto tornare un po’ più indietro nel tempo “Quando io facevo kart seguivo Mike Wilson”

Lo spirito Ferrari ha permesso di ottenere la vittoria a Singapore

La Scuderia di Maranello è sicuramente la squadra più chiacchierata nel mondo, soprattutto poi in Italia. La passione dei tifosi è un pregio, ma anche una forte responsabilità e sotto la lente d’ingrandimento spesso finisce la gestione della squadra, dei piloti e i vari rapporti personali. “Quando ho iniziato avevo la loro età, ora loro hanno quella dei miei figli. L’importante per me nel rapporto è avere uno spirito di squadra e sapere che la Ferrari è sempre al primo postoe con questo spirito è stato possibile arrivare alla vittoria in quel di Singapore. “Noi abbiamo fatto un regalo a Fred, ma lui lo ha fatto a noi. Il lavoro che sta facendo mi ha sicuramente aiutato ad esprimermi meglio. Tutti spingiamo nella stessa direzione. Noi abbiamo sempre creduto di poter vincere, non abbiamo mai mollato. E’ questa spinta che mi fa dire che Ferrari è il posto giusto per poter vincere“. Entrambi hanno sottolineato la grandezza della Ferrari, dei più di 1000 uomini e donne che lavorano intensamente ed hanno permesso di interrompere, seppur per una gara, il dominio di una Red Bull ed un Max Verstappen certamente superiori quest’anno.

Ferrari

Il concetto di famiglia è tornato più volte durante questa chiacchierata e, purtroppo, i due hanno sottolineato come oramai il tempo a disposizione per fare altro sia effettivamente poco. “Io e Charles ci vediamo di più quando siamo a Maranello e lì c’è tempo di fare una chiacchiera. Poi spesso facciamo eventi e interviste insieme, ridiamo tanto, c’è sicuramente un bel rapporto. Quando possiamo chiamiamo anche Lando ed altri piloti per giocare a Golf” ha spiegato lo spagnolo, confermando la buona relazione col monegasco, ripresa anche dal Team Principal che ha detto di fidarsi di loro “tantissimo. Li vedo onesti e vedo l’impegno per la squadra. La cosa importante è costruire insieme il futuro”

I ‘contrasti’ però non possono mancare in pista, quando c’è da battagliare per un posto in classifica o qualcosa di più importante. “Spesso io e Charles ci troviamo vicini. Non abbiamo lottato per il titolo, ma per un terzo posto a Monza o una pole sì e non sarebbe così diverso per un titolo. Abbiamo avuto 3 anni per allenarci e conoscerci e sappiamo il rispetto che c’è tra noiAl muretto però serve tenere sangue fermo, ma Vasseur non vede problemi in questo loro approccio i piloti sono parte della perfomance. Noi ne abbiamo due eccellenti, ottimi e competitivi e così possiamo migliorare tutti insieme. Ne abbiamo parlato e sono professionisti, sanno dove sono i limiti, ma fino a qui hanno fatto un lavoro fantastico”

La crescita di Carlos Sainz: pilota veloce ed intelligente

In questi giorni è stato ospite allo stesso evento anche Jacques Villeneuve, una persona nota per non lesinare complimenti ed essere molto franco nei suoi giudizi. A Carlos Sainz e Frederic Vasseur è stato sottoposto il giudizio che il canadese ha dato sullo spagnolo, definendolo intelligente e sensibile, al quale il Team Principal Ferrari non ha avuto dubbi ad aggiungere grandissimo professionista. Si vede che è parte di questo ambiente, grazie anche all’esempio del padre. E’ tenace, lo vediamo in ogni giro che fa. Quest’anno ha lavorato tantissimo su alcune cose che lo hanno rallentato e da Monza è cambiato il suo approccio. Nello sport il talento non basta, serve migliorarsi costantemente e Carlos ha questa mentalità“.

Lo spagnolo ha incassato con piacere i riconoscimenti avuti tramite queste parole precisando che “in F1 il livello è altissimo, e tutti lavorano. Nessuno può permettersi di non lavorare. Tutti andiamo forte. Quello che puoi fare è concentrarti sui dettagli e trovare magari qualcosa in più che gli altri non trovano. Io mi diverto lavorando, ma devi avere talento e velocità, sennò non serve a nulla.” Lo step visto da Monza in poi è stato evidente, ma lo spagnolo ha sottolineato come sia da inizio stagione che lavora per avere risultati di questo tipo “Dai test spingo per migliorare la macchina e renderla più competitiva, ampliando la finestra di sviluppo e renderla più confortevole. Ci sono voluti dei mesi, ma da Zandvoort ho visto dei progressi. La cosa positiva è aver visto che quando abbiamo avuto la chance di fare pole e vincere, lo abbiamo fatto. Questo è importante soprattutto per la squadra, perché tutta la Ferrari si è fatta trovare pronta”

In chiusura il Team Principal ha parlato anche della strada intrapresa dalla Formula 1, con un esempio non troppo edificante come il Gran Premio del Qatar. Questo però, secondo Vasseur, ha permesso anche di “riscoprire l’importanza dei piloti, che a volte dimentichiamo. Per me hanno fatto qualcosa di straordinario in Qatar, perché le condizioni erano anche oltre il limite. Quanto successo ci ha dato una sveglia, ma i piloti hanno anche dimostrato cosa sono capaci di fare”

Autore: Paolo D’Alessandro